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Orbita Spellbound stagione di danza

SCINTILLE – La parte è il tutto

La stagione danza 2026 di ORBITA | Spellbound

a cura di Valentina Marini

 

Gli immaginari sembrano mondi paralleli inconsistenti, leggeri, eterei, eppure hanno la forza radicale di penetrare i nostri corpi e orientare nel concreto le nostre realtà.

Le parole, come le rappresentazioni, precipitano concretamente nella materialità delle cose con la potenza turbolenta di generarle. Quando dal mondo privato diventano immaginari condivisi, l’energia è dirompente e la trasformazione è collettiva.

Per passare dalla parte al tutto a volte però serve una scintilla, una breve scarica luminosa che possa far sentire nello stesso momento a una moltitudine la possibilità di cambiare il corso degli eventi. Stare insieme, allearsi per soffiare su una particella incandescente e farla divampare in mondi di straordinaria e intrepida bellezza.

Ogni spettacolo di questa stagione richiama alla necessità della mutazione, di rivedere la tradizione, di passare allo scanner luoghi comuni, aspettative, priorità. Allo stesso tempo ogni spettacolo ci trascina in un catalizzante viaggio trasformativo in sé, per non farci dimenticare che accanto al senso di impotenza esiste una dimensione plurale che chiama all’esserci, in tutte le sue forme, compreso quello del gioire insieme quando non ci appare più possibile.

 

Programma completo e info

https://orbitaspellbound.com/stagione-2026/

 

Biglietti:

Platea: € 25,00     Galleria € 20,00

Riduzioni

Under 25 e studenti: biglietto singolo da € 8,00 a € 15,00
Possessori MetrebusCard, Carta Effe, Tessera FAI, PdE Card: -20% sul costo del biglietto singolo
Gruppi e scuole di danza e teatro: info scrivendo a biglietteria@orbitaspellbound.com

 

Info e prenotazioni: biglietteria@orbitaspellbound.com

19 Gennaio ore 20.30

Sonate Bach – Di fronte al dolore degli altri

Compagnia Virgilio Sieni

 

Coreografia e regia: Virgilio Sieni

Con: Jari Boldrini, Maurizio Giunti, Giulia Mureddu, Andrea Palumbo, Valentina Squarzoni

Musica: Johann Sebastian Bach, Tre Sonate per viola e pianoforte (BWV 1027, 1028, 1029)

Costumi: Marysol Maria Gabriel

Luci: Andrea Narese, Virgilio Sieni

Direzione tecnica: Marco Cassini

Produzione: Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni

Con il sostegno del Ministero della Cultura, Fondazione CR Firenze, Regione Toscana, Comune di Firenze

In collaborazione con RED Festival Reggio Emilia Danza, Festival Chiassodanza

Il lavoro nasce nel 2006 come riflessione sulle atroci tragedie che si abbattevano sui civili nelle guerre di quei decenni. Tutt’oggi la storia perpetua questo flagello e la ripresa di Sonate Bach assume la forma di una cerimonia che destina il tempo della danza nelle declinazioni del dono e della compassione. Sono 11 coreografie che deflagrano nel gesto del dolore e della pittura, e ci rammentano altrettanti avvenimenti tragici accaduti nei conflitti recenti: Sarajevo, Kigali in Rwanda, Srebrenica, Tel Aviv, Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul. 11 date emblematiche raccolte intorno agli 11 brani che compongono le tre Sonate di Johann Sebastian Bach. Centinaia di fotografie tratte dagli archivi dei reporter di guerra hanno fornito i fotogrammi drammatici che compongono la partitura di una coreografia che assimila quelle posture, fotografie di corpi che si diluiscono attraversando la dinamica e la figura, cercando un approccio irrisolvibile all’orrore. La danza qui afferma lo sforzo di evocare da queste macerie di esistenza una bellezza impossibile e paradossale, da cesellare con lo strumento etico e politico per eccellenza: il gesto. L’attenzione torna alla questione del corpo, al suo significato, alla sua complessità e attualità. Come ci indica Susan Sontag nel suo testo Davanti al dolore degli altri, la sola risposta che si offre è ancora quella rivolta allo sguardo del pittore del Trecento: la sublimazione della tragedia nella trasfigurazione artistica senza commento, che coinvolge insieme l’umano e il sacro, il singolare e l’universale. Le 11 danze che si succedono hanno l’aspetto di ballate; allo stesso tempo sono una continua dedica in memoria, riferita agli eventi che segnano iconograficamente il tessuto coreografico.

Virgilio Sieni è danzatore e coreografo italiano, artista attivo in ambito internazionale per le massime istituzioni teatrali, musicali, fondazioni d’arte e musei. La sua ricerca si fonda sull’idea di corpo come luogo di accoglienza delle diversità e come spazio per sviluppare la complessità archeologica del gesto. Direttore della Biennale di Venezia Settore Danza dal 2013 al 2016, Virgilio Sieni oggi dirige il Centro Nazionale di Produzione della Danza a Firenze, riconosciuto come Centro di Rilevante Interesse per la Danza dal MIC. Nel 2013 è stato nominato Chevalier de l’ordre des arts et des lettres dal Ministro della cultura francese.

2 Marzo ore 20.30

Rhapsody in blue

Iratxe Ansa e Igor Bacovich / CCN Aterballetto 

Holy Shift

Mauro Astolfi / Spellbound Contemporary Ballet

 

Rhapsody in blue

Coreografia: Iratxe Ansa e Igor Bacovich

Musica: George Gershwin, Rhapsody in blue; Bessie Jones, Beggin’ the blues

Scene e costumi: Fabio Cherstich

Luci: Eric Sover

Danzatori: Ana Patrícia Alves Tavares, Elias Boersma, Estelle Bovay, Emiliana Campo, Albert Carol Perdiguer, Luigi Civitarese, Leonardo Farina, Matteo Fiorani, Matteo Fogli, Arianna Ganassi, Arianna Kob, Gador Lago Benito, Federica Lamonaca, Giovanni Leone, Gaia Mentoglio, Nolan Millioud

Produzione: Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto

Coproduzione: Fondazione Teatro Regio di Parma

Con il contributo di Etxepare Euskal Institutua

 

Rhapsody in blue è di per sé un giocattolo fantastico per un coreografo, per un creativo. Essendo così potente, così allegra, così frizzante, la musica è percorsa da varianti di forma costanti, e sembra di attraversare una foresta incantata: nel giro di pochi passi, di pochi minuti, incontri un essere magico, un cielo irreale che cambia di colore sopra di te. Ci si muove in questo mondo fantastico, dove la rapsodia regala uno spazio sonoro dove tutto è possibile, dove da ogni angolo fanno capolino elementi sempre nuovi e tu sei continuamente sorpreso. I corpi reagiscono ad input concitati e sempre diversi. Iratxe Ansa e Igor Bacovich insieme ai 16 danzatori del CCN/Aterballetto hanno giocato con tutto questo, chiudendo gli occhi e sognando nuovi mondi.

 

Iratxe Ansa e Igor Bacovich, coppia d’arte e vita. Iratxe è basca, Igor, italiano di origini slave. Si sono conosciuti nei Paesi Bassi. Lei danzatrice al Nederlands Dans Theater, compagnia che ha raggiunto dopo gli studi alla John Cranko Schule di Stoccarda e molte esperienze in Europa in prestigiosissime compagnie, danzando creazioni di William Forsythe, Jiří Kylián, Nacho Duato, Mats Ek, Ohad Naharin, Wayne McGregor e Crystal Pite; lui interprete tra gli altri di Krisztina de Châtel e Nanine Linning dopo la formazione all’Accademia Nazionale di Danza di Roma e all’Università CODARTS di Rotterdam. Dal 2013 insieme guidano, creano, danzano per Metamorphosis Dance, progetto artistico dove le loro esperienze trovano un’idilliaca sintesi in un linguaggio rigoroso, estremamente fisico, astratto eppure lirico, costruito attraverso un movimento sempre sorprendente e impeccabile. La coppia ha messo in scena più di 20 coreografie per compagnie e istituzioni importanti come Lines Youth Ballet negli Stati Uniti, Le Ballet de l’Opéra de Lyon, la Hong Kong Academy of Performing Arts, Arts Umbrella in Canada, la Compañía Nacional de Danza spagnola.

 

Holy shift

Coreografia e Regia: Mauro Astolfi

Con: Maria Cossu, Marco Prete, Martina Staltari, Miriam Raffone, Filippo Arlenghi, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida, Giuliana Mele

Disegno luci: Marco Policastro

Musiche originali: Davidson Jaconello

Costumi: Anna Coluccia

Assistente alle Coreografie: Elena Furlan

Una produzione Spellbound

con il contributo del Ministero della Cultura e Regione Lazio

in collaborazione con Festival MilanOltre

 

Holy shift è rottura del paradigma, è la fine di un sogno lineare. Una specie di “sacro” disorientamento dove è meglio smettere di cercare risposte nei modelli noti e piuttosto coltivare una nuova disponibilità al cambiamento. A volte possiamo trovare il sacro nella rovina, nella disgregazione dove si può nascondere una nuova versione del “sacro”. Holy shift è una dislocazione interiore per un nuovo orientamento, non verso il potere, ma verso la presenza.

Non credo che il futuro verrà costruito come un progetto…piuttosto si lascerà riconoscere da chi riesce a restare in ascolto del vuoto, di abitare l’incertezza senza fuggirla, di riconoscere nel caos la grammatica nascosta di un’altra possibilità (Mauro Astolfi).

 

Mauro Astolfi, dopo un lungo periodo passato negli USA, fonda Spellbound Contemporary Ballet nel 1994. La compagnia continua a ispirare molti coreografi emergenti, ed è leader della scena internazionale grazie alla combinazione tra il portfolio personale di Astolfi, le eccellenze tecniche dei danzatori, e la visione progettuale fortemente agganciata a una apertura internazionale che mira a creare un modello di alto profilo focalizzato sulla qualità dei progetti e sulla relazione in rete. Per Spellbound Astolfi firma in ventisette anni di attività della compagnia oltre trenta creazioni. Astolfi è inoltre molto attivo come coreografo freelance: crea per Magdeburg Theater, Augsburg Ballet, Ballet Trier, Israel Ballet in Israele, Incolballet Colombia, Konzert und Theater St Gallen, Ballet Bern, Kitonb Extreme Theatre Company, Amsterdam Thatreschool, Balletto di Roma, Szegedi Kortárs Balett, Liepziger Ballet, Gärtnerplatztheater, River North Dance Chicago, Ballet Ex, Arts Umbrella, Backhaus Dance Company, Proartedanza oltre che per l’opera musicale I Promessi Sposi di M. Guardì e per progetto speciale “Danza e/è Cultura” assieme ad Adi Salant. Assieme all’attività di coreografo Astolfi è costantemente impegnato come didatta: dall’ottobre 2009 è Direttore Artistico di D.a.f. Dance Arts Faculty a Roma. Dal 2016 al 2018 è stato docente ospite presso la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

20 Aprile ore 20.30

Apocalipsync

Luciano Rosso

 

Di: Luciano Rosso e Maria Saccone

Con: Luciano Rosso

Scene e costumi: Oria Puppo, Luciano Rosso

Luci: Oria Puppo Regia: Luciano Rosso, Maria Saccone

Produzione: Carnezzeria e T4 / Maxime Seugè e Jonathan Zak

 

La nuova creazione del poliedrico danzatore-attore-comico argentino Luciano Rosso, – reso famoso dallo spettacolo “Un poyo Rojo”, in tournée da oltre 10 anni in giro per il mondo – ci pone di fronte ad uno specchio. L’idea è nata durante il primo lock-down, nella primavera del 2020. Ogni scena rappresenta una tappa della trasformazione di un uomo, immerso com’è in un mondo che limita la sua libertà, che lo conduce dentro ad una crisi esistenziale, al termine della quale ritroverà se stesso. Apocalipsync utilizza diverse tecniche espressive come asse principale per la costruzione di numerosissimi personaggi che sostengono la trama dello spettacolo. Lo spettacolo ci mostra il cammino che un uomo percorre per trovare la propria natura più pura, per dare un senso alla propria esistenza. L’idea di partenza dello spettacolo è quella di esprimere la relazione tra un personaggio e la sua psiche, tra un uomo e il suo essere spirituale, tra un attore e il suo corpo. Le varie scene mostrano la vulnerabilità dell’essere umano di fronte agli stimoli esterni, provenienti dalla società e dai dispositivi tecnologici, che ci rendono dipendenti. Durante le prime scene l’attore veste numerosi personaggi con i quali intrattiene il pubblico, e sé medesimo. Poi l’attore si ritrova in uno spazio più intimo, dove tutti i personaggi svaniscono, lasciandolo solo di fronte a sé stesso, facendolo così precipitare in una crisi esistenziale lacerante, che lo spinge oltre i suoi stessi limiti, mostrando così l’incertezza e la fragilità del corpo solo senza il sostegno dello spirito. È a questo punto, quando non ha più niente, quando è rifiutato, reietto, che l’umano appare, e può cominciare ad essere se stesso, e a ritrovare la sua spiritualità. Luciano Rosso presenta il suo one-man-show di teatro fisico, nel quale utilizza diverse discipline sceniche. Una messa in scena minimalista e densa, ricca di invenzioni. L’attore gioca con una quarantina di personaggi invitandoci a interrogarci e a riflettere sul mondo nel quale viviamo. Dieci scene che si succedono senza interruzione, attraverso successive variazioni.

 

Luciano Rosso, danzatore, attore, regista e coreografo argentino, vive a Parigi. Ha una formazione di danza classica, contemporanea, africana, jazz e hip-hop. Come attore ha studiato con D’Osqui Guzmán, Daniel Casablanca, Hermes Gaido e Paco Redondo. Nell’ambito musicale ha lavorato come cantante con Magdalena Fleias, Alberto Alonso e Tom Viano, e alle percussioni con Santiago Albin, Gabriel Spiller e María Zoppi. Entra a far parte della compagnia Nandayure, sotto la direzione di Analía Gonzáles, in qualità di attore e danzatore. Nel 2001 si unisce al celebre gruppo di percussionisti El Choque Urbano, con il quale partecipa a Fabricando Sonidos e a La Nave, con i quali è stato in tournée per diversi anni. Nel 2009 crea, con Nicolas Poggi, Un poyo Rojo, spettacolo comico di teatro-danza, da oltre 11 anni in tournée nei festival e nei teatri di tutto il mondo. Il nuovo spettacolo, Apocalipsync, è stato creato durante una lunga residenza al Théâtre du Rond-Point di Parigi e ha debuttato al Festival d’Avignone Off nell’estate del 2021.